
Ritratti · Torino, Italia · xxxx - 1664
Il pittore Gioanni Domenico
Pittore della corte di Savoia, primo priore dell’Università dei Pittori di Torino.
Torino, XVII secolo
Gioanni Domenico Tignola appartiene a quella generazione di pittori piemontesi che, a metà del XVII secolo, misero la propria arte al servizio della casa di Savoia e della memoria che essa intendeva lasciare di sé. I documenti gli attribuiscono talvolta un secondo nome, Gioanni Domenico de Marentino, dal nome di quel villaggio situato a una ventina di chilometri a est di Torino, da cui la famiglia era originaria.
Un atto notarile del 19 dicembre 1645 descrive nel dettaglio il riacquisto di due case da parte della Comunità di Buriasco in seguito alla morte di Bernardino Tignola, prevosto della parrocchia. Essendo i suoi fratelli e le sue sorelle deceduti prima di lui, la sua eredità viene divisa tra i cinque nipoti: Michaele, Cattarina e Beatricina Callieri e i loro due cugini, che portano esattamente lo stesso nome, Gioanni Domenico. Uno dei due è il nostro pittore, ma nulla permette ad oggi di stabilire quale.
Ciò che l'atto attesta invece senza ambiguità è l'ambiente da cui proviene: una famiglia di proprietari terrieri abbastanza affermata da annoverare tra i suoi membri un prevosto di parrocchia, e abbastanza agiata da spartirsi delle case nel borgo.
La pittura
La prima traccia della sua attività torinese risale al 1652 ed è fin da subito notevole. La Tesoreria generale gli versa centocinquanta lire per due opere: un ritratto della Santissima Sindone e un ritratto della Serenissima Principessa Adelaide. Dipingere la Sindone non era una commissione ordinaria: la reliquia era il cuore sacro della dinastia sabauda, l’oggetto attorno al quale la casa regnante costruiva la propria legittimità religiosa, e non se ne affidava certo la riproduzione a chiunque. Quanto ad Adelaide di Savoia, figlia di Cristina di Francia, il suo ritratto era una questione di diplomazia non meno che d’arte.
Quello stesso anno, il 13 settembre 1652, l’Università dei Pittori, Scultori e Architetti di Torino prende possesso della cappella di San Luca nella cattedrale di San Giovanni. È un momento fondativo per la corporazione, e sarà proprio Giovanni Domenico Tignola a ricoprirne la carica di Priore.
Tra il 1658 e il 1659 riceve una commissione di natura particolare: copiare la serie dei ritratti genealogici della Grande Galleria ducale. Queste effigi dei principi di Savoia, risalenti alle origini leggendarie della casata, dovevano servire da modello alle incisioni che illustrano l’Histoire généalogique de la Royale Maison de Savoye di Samuel Guichenon, pubblicata poi a Lione nel 1660. L’opera fu per due secoli il riferimento in materia di storia dinastica sabauda. Il volto sotto il quale sono stati rappresentati Umberto Biancamano, Bonifacio o Filippo II è passato, a un certo punto della sua trasmissione, per la mano di Giovanni Domenico Tignola.
Gli anni successivi lo mostrano ormai ben inserito nelle commissioni artistiche della corte. Nel 1663 lavora ad esempio al Palazzo Reale, per due quadri del fregio che orna la prima anticamera rivolta verso il cortile.
Un’altra opera ci è nota, ma per una via più inattesa. Nel luglio del 1665 alcuni delegati romani, incaricati di indagare sull’antichità delle immagini del Beato Amedeo di Savoia, visitano la chiesa di San Domenico a Torino. Al di sopra di un antico affresco raffigurante il Beato, notano un dipinto a olio di Gioanni Domenico in cui Amedeo bacia la Santa Sindone. La loro testimonianza sarà data alle stampe a Roma nel 1676, all’interno del processo di canonizzazione.
Si spense a Torino il 13 maggio 1664, lasciando sette figli: Angela Lucia, di diciassette anni, Gaspare Baldesare, di quindici, Maddalena Lucia, di dieci, e poi Gioanni Battista, Anna Maria e Gioseppe Antonio, tutti e tre ancora in tenera età. Nel 1667 la Compagnia di San Luca celebrò i funerali collettivi di quattro dei suoi confratelli scomparsi, tra i quali il nostro pittore Gioanni Domenico.
Della sua opera non sopravvive oggi alcun dipinto identificato con certezza. Restano righe di conti, un registro di confraternita, una testimonianza di canonizzazione. Il suo percorso illustra quello di quegli artisti la cui intera produzione è stata assorbita dalle istituzioni che servivano, al punto che il loro nome sopravvive soltanto negli archivi della spesa. Fu tuttavia, ai suoi tempi, uno dei pittori a cui la corte affidava le proprie immagini più delicate, e il primo priore conosciuto di quella corporazione che sarebbe divenuta l’Accademia di Belle Arti di Torino.
18 p.
Gioanni Domenico Tignola
xxxx - 1664
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