
Storie · Napoli · Francia · 1881 - 1968
L'esule Giovanni
Come una discordia ereditaria strappò una famiglia napoletana alla sua città e la condusse sulle strade del Nord.
Una famiglia del porto di Napoli
All’alba del XX secolo, i Tignola sono una famiglia napoletana benestante. Il padre di Giovanni, Carmine, dirige sul porto di Napoli un’impresa di approvvigionamento di viveri per le navi che fanno scalo in uno dei più grandi porti del Mediterraneo. Il commercio è prospero e arricchisce la famiglia. È in questo ambiente portuale e mercantile che cresce Giovanni, nato nel 1881, e che nascono i suoi primi figli: Gennaro nel 1901, Vincenzo nel 1907.
Quando verrà la Prima guerra, il bambino cresciuto tra le navi e i carichi del commercio paterno userà le competenze acquisite al porto per imbarcarsi come capostiva sul SS Cretic. Leggi il racconto delle sue traversate
La discordia
Alla morte di Carmine, l’eredità divide la famiglia. Secondo la memoria tramandata, Giovanni giudicò la spartizione iniqua, e fu verso suo fratello Gennaro che si rivolsero le sue recriminazioni.
Quel fratello non era un erede qualunque. Gennaro Tignola era sacerdote, e non soltanto: ordinato dal cardinale Prisco, cappellano, confessore di comunità religiose e presto della regina Elena d’Italia, godeva nella Napoli di quegli anni di una posizione e di una considerazione non comuni. In una città dove la Chiesa permeava la vita quotidiana, dove molti affari si risolvevano per relazioni e per deferenza, un uomo simile aveva peso. La casa di famiglia toccò a lui, prima di passare più tardi alla sorella Anna. Quanto all’impresa del porto, si ignora che cosa ne fu.
Bisogna vedere in quella posizione un mezzo d’influenza sulla successione? La famiglia lo ha pensato, e Giovanni lo credette abbastanza da trarne le conseguenze più gravi. Nessun atto, a oggi, permette di confermarlo: non sappiamo che cosa Giovanni ricevette, né come la spartizione fu stabilita, né con certezza se gli uni e gli altri vivessero ancora sotto lo stesso tetto. Ciò che resta è il sentimento d’ingiustizia, tramandato di generazione in generazione come la causa di tutto ciò che seguì.
Perché la reazione fu senza appello. Non fu una lite che si rumina continuando a incrociarsi per le strade del quartiere, ma una rottura geografica, totale. Giovanni lasciò Napoli. Non per il tempo di un imbarco, come fanno i marinai che tornano sempre, ma per sempre, con moglie e figli, verso un paese di cui non parlava la lingua. Non ci si strappa alla propria città natale, alla propria parentela, al proprio porto e ai propri morti per una contrarietà passeggera. La smisuratezza di quella partenza dice, meglio di ogni testimonianza, la profondità della ferita.
I legami non furono mai del tutto recisi con il resto dei fratelli. Dopo la guerra, i cugini si ritrovavano ancora nella casa di famiglia, e i rapporti con Anna e Pasquale si mantennero.
Le strade del Nord
All’inizio degli anni Venti, Giovanni si stabilisce in Francia con la moglie, Mariantonia Russo, e i loro figli. Vi rifà la sua vita attorno a un nuovo mestiere: commerciante di tessuti, che esercita con i figli attraverso tutto il nord del paese.
Come diventa negoziante di stoffe in Francia? La domanda resta ancora senza risposta, ma la scelta non sembra frutto del caso. Non si porta una famiglia numerosa all’estero senza sapere di che cosa si vivrà una volta arrivati. E la disinvoltura con cui Giovanni trova alloggi, città dopo città, per una famiglia che conta già diversi figli, lascia immaginare una rete, degli indirizzi, delle persone che aspettavano.
Due ipotesi si presentano, senza che i documenti permettano di decidere. Il porto di Napoli, dove era cresciuto, e le traversate del SS Cretic lo avevano messo in contatto con mercanti, negozianti, connazionali emigrati. D’altra parte, la Francia che raggiunge è precisamente quella del tessile: Roubaix, Tourcoing, Lille e le loro filature dominano allora l’industria europea della stoffa, e la regione attira da tempo una manodopera e un piccolo commercio italiani. Che questi due mondi si siano incontrati in una conoscenza, un socio, un connazionale già insediato, è probabile. Quale, si ignora.
Il percorso della famiglia si legge poi nei suoi indirizzi successivi e nei luoghi di nascita dei figli, sgranati come le tappe di un lungo giro. I primogeniti erano nati a Napoli, i più piccoli nascono ormai in Francia. Poi la famiglia si sposta di continuo, al ritmo del commercio: Douai, Villers-Bretonneux, Amiens, Boulogne-sur-Mer, Lille, Calais. Un indirizzo all’anno, talvolta di più. È la vita di un commerciante ambulante su larga scala, che sposta la sua casa al ritmo dei suoi affari, da una città all’altra del Nord e della Piccardia.
L’impronta di una partenza
Giovanni restò diversi anni in Francia prima di tornare a Napoli. Ma la rottura, ormai, era consumata: da quella partenza nacque un intero ramo francese della famiglia. I figli nati ad Arras o a Hirson, i matrimoni contratti nel Calaisis e in Vandea, i Tignola che si trovano oggi nella Francia dell’Ovest: tutti discendono, in un modo o nell’altro, da quella decisione presa un giorno a Napoli, all’indomani di un’eredità mal divisa.
Giovanni Tignola
1881 – 1968
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